Di seguito le lettere aperte con cui il Sindaco Marco Romagnoli e il Presidente della Provincia Massimo Logli hanno annunciato la volontà di non presentare la propria ricandidatura
LETTERA DI MARCO ROMAGNOLI
Gli anni trascorsi, il momento attuale, ed anche il futuro più immediato, rappresentano una delle fasi più difficili che la città abbia affrontato nell’ultimo mezzo secolo. Si sommano fenomeni epocali, come la globalizzazione e le grandi migrazioni, con una crisi dell’industria tessile ormai decennale e con un cambiamento sociale su cui certo incide una numerosa popolazione di migranti, ma anche il declinare dei ceti che hanno costituito l’ossatura e la forza economica del distretto. Operai, artigiani, piccoli imprenditori, che hanno garantito la continuità dello sviluppo, la coesione sociale, la continuità del buon governo cittadino, si sono ridotti e dispersi; il blocco sociale che rappresentavano si è frantumato insieme alla tradizionale versatilità e competitività delle imprese. Il meccanismo di creazione della ricchezza si è inceppato, la mobilità sociale si è bloccata, l’industria tessile si è avviata ad un ridimensionamento che ne ha drasticamente ridotta l’importanza. Le tradizionali forme di rappresentanza, di partecipazione e gli equilibri che hanno in passato assicurato il superamento delle crisi, si sono rivelate incapaci a dare risposte adeguate ai nuovi problemi. Per la prima volta nella sua storia recente Prato ha dovuto registrare un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con un diffuso impoverimento delle famiglie, rassegnandosi ad un futuro incerto che presenta per i nostri figli minori opportunità di quelle che noi abbiamo avuto.
La città vive con smarrimento in un clima di incertezza, mentre si appannano i tradizionali punti di riferimento costituiti dai partiti, dalle associazioni di categoria, dai sindacati, dalle amministrazioni locali.
In questo quadro il Comune, nei limiti delle sue competenze istituzionali, ha cercato di dare le risposte possibili, di mantenere una tenuta sociale, di definire una strategia di potenziale nuovo sviluppo.
Pur con risorse finanziarie sempre più scarse si sono affrontati i problemi del vivere quotidiano come i più vasti progetti di sostegno alla trasformazione economica e sociale della città. Si è razionalizzato e messo in sicurezza il bilancio, risanato importanti istituti cittadini, senza aumentare tasse e tariffe per non gravare sulle famiglie. Si è aumentato l’impegno su scuola e sociale, avviati investimenti importanti sul fronte delle strutture scolastiche, della viabilità, dell’ambiente. Si è potenziato il trasporto pubblico con le Lam e aumentate le piste ciclabili. Si è avviato un confronto ed una collaborazione con i governi regionale e nazionale, con le amministrazioni vicine per affrontare il nodo e le potenzialità dell’area metropolitana. Si è stipulato con il governo un Patto per Prato sicura, per dare strumenti ad una politica sulla immigrazione che coniuga legalità ed integrazione e per assicurare quella sicurezza che i cittadini chiedono. Si è varata una revisione del Piano Strutturale , sanando distorsioni e ripensando gli assetti urbani secondo la nuova realtà. Si sono sostenute le attività produttive, dato impulso alla potenziale diversificazione in nuovi settori, come la logistica ed i servizi. Si è potenziato il ruolo innovativo che la cultura può assolvere, con l’Università, con il sostegno delle grandi istituzioni culturali, con il rilancio ed il raddoppio del Centro Pecci. Si è individuato nel polo espositivo e nel riassetto di tutta l’area della declassata un potenziale di nuove funzioni di interesse metropolitano, capaci di contribuire a dare nuovi impulsi alla nostra economia.
Tutto questo non è però bastato, non è stato recepito, non ha prodotto una diversa percezione dei problemi, non ha creato mobilitazione di forze, quel risveglio necessario a correggere le prospettive negative della città. E’ questo un segnale di scollamento, di difficoltà di intesa del Partito Democratico con i suoi elettori ed i ceti di riferimento.
Si impone dunque un salto di qualità nell’agire, nella capacità di rapporto con la città, nella elaborazione e nella proposta da parte di tutto il partito. Occorre una forte innovazione nelle forme e nei contenuti della politica che non solo riesca a cogliere il cambiamento che è avvenuto nella struttura economica, negli assetti sociali, nella percezione e nella vita quotidiana della nostra gente, ma sia anche capace di orientarla, di confortarla con una prospettiva positiva credibile, di aprire una fase nuova, con proposte condivise e capacità di governo dei processi. Questa è la sfida di oggi per il Partito Democratico.
Per fare questo occorre che vi sia piena coscienza della complessità e della difficoltà della fase che stiamo vivendo, è necessaria una analisi ed una strategia condivisa, su cui muovere tutti coerentemente. E’ indispensabile una unità forte del gruppo dirigente e una assunzione piena e incondizionata di responsabilità da parte di ognuno.
Per favorire questo obiettivo, per dare credibilità e cogenza a questa volontà di innovazione, per dimostrare quanto seria sia la determinazione del partito su questo terreno mi è stato chiesto di non proporre la mia ricandidatura, in modo che sia indiscutibile il cambiamento, si produca una scossa forte e profonda, si obblighi ad una riflessione vera, profonda e ad una generale assunzione di responsabilità nei confronti della città.
E’ un passo grave, che significa e sottolinea la volontà di assicurare, da parte del PD, e in primo luogo del suo gruppo dirigente, un impegno pieno ed incondizionato, a superare interessi personali, opportunismi e remore di ogni tipo per dare corpo ad una unità reale, ad uno sforzo unanime, ad un sostegno vero alla strategia che guiderà l’azione del partito, delle amministrazioni ed agli uomini e donne che ne assumeranno la responsabilità.
Io sono convinto della necessità di uno scatto, di un nuovo protagonismo di una netta assunzione di responsabilità. Io ritengo assolutamente necessaria l’unità del partito e del sostegno che tutti devono dare alla azione di governo. Non si affronta la nuova legislatura senza queste condizioni. La gravità della situazione non permette proposte che mantengano o producano divisioni.
Per questo, per dare alla città la certezza di un pieno dispiegarsi di energie, di una fase nuova di impegno incondizionato, io condivido la scelta di non candidarmi alla seconda legislatura.
La città è ancora forte di un radicamento democratico ed il suo orientamento politico è saldo, il segnale che vogliamo dare è di rinnovare la nostra capacità di guidarla nelle forme che il nuovo quadro economico e sociale ci impone. Non è questo che è in discussione.
Infine voglio ringraziare coloro che mi hanno voluto alla guida della città, chi vorrebbe che ancora continuassi e me lo ho ha manifestato con rabbia ed affetto, ma soprattutto tutti coloro che hanno fattivamente concorso al sostenere il mio lavoro, che mi hanno aiutato in questo compito così faticoso e difficile. A loro chiedo di continuare, come farò io, con la stessa determinazione con cui ci siamo adoperati finora. Di noi c’è assoluta necessità, lo dobbiamo alla nostra storia, alla città, alle componenti più deboli, a chi è travolto dalle trasformazioni in atto.
Al lavoro.
Marco Romagnoli
LETTERA DI MASSIMO LOGLI
Costruire scuole belle per i nostri ragazzi,dare nuove opportunità di lavoro a chi lo perde, mettere in piedi progetti – come il Centro di ricerca – che sfidano il futuro, costruire un dialogo vero per progettare il rilancio del distretto, contribuire alla costruzione di un cambiamento epocale. Sono gli obiettivi su cui insieme alla mia giunta, e al consiglio provinciale, mi sono impegnato dal primo giorno dopo la mia elezione. So per certo che abbiamo lavorato con passione e determinazione. Garantisco che da qui alle prossime elezioni saremo impegnati per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati.
Prendo la Lam tutti i giorni e vivo a San Paolo da una vita. So quali sono i problemi della gente, perché sono anche i miei. Ci sono questioni che pesano nella vita delle famiglie e delle persone: offrire opportunità di impiego ai figli che hanno studiato, garantire il lavoro a chi lo cerca, trovare la strada di una convivenza difficile con persone che arrivano da paesi diversi, sentirsi sicuri nel proprio quartiere. Ma soprattutto avere speranza per il futuro. Il nodo sta proprio qui. È necessario, ne sono convinto, recuperare la speranza per il futuro.
La decisione di non candidarmi alle primarie del Partito democratico vuol essere proprio questo: un gesto che guarda al futuro. Non mi tiro indietro. Ci sono e vorrò esserci, sempre più libero di giocare una nuova partita a tutto campo. La mia è una scelta sofferta che vuole scuotere la politica e la classe dirigente del Pd. E’ tempo di mettersi in discussione. Non è questione di sondaggi e di numeri che vanno e vengono (e vanno comunque letti e interpretati). Le nostre comunità stanno vivendo un tempo storico eccezionale che merita un nuovo coraggio della Politica. Quella con la P maiuscola. A questo progetto intendo da oggi lavorare.
Dunque ci sono e ci sarò. Senza se e senza ma. Pronto a impegnarmi in un progetto che, rilanciando il ruolo di guida del Pd, mette al primo posto la speranza delle donne e degli uomini che rappresentano la vera forza delle nostre comunità.
Massimo Logli